Giuseppe Montaldo

Scienza e fede


La risposta di fabiola Giannotti direttrice del CERN

 



8 agosto 2017 

 

Durante un’intervista Fabiola Giannotti, direttrice generale del Cern, risponde tranquillamente alla seguente domanda:
Lei, che mi mare sia una credente, pensa che scienza e fede siano conciliabili?
"No. Non credo che la fisica potrà mai rispondere alla domanda. Scienza e religione sono discipline separate, anche se non antitetiche. Si può essere fisici e avere fede oppure no. È meglio che Dio e la scienza mantengano la giusta distanza".
Ma poi si smentisce alla domanda successiva:
Chi non è aiutato dalla fede può esserlo da qualche grammo di follia?
"Non follia, ma creatività. Forse le due cose hanno confini che possono sembrare comuni quando si addentrano nello spazio del sogno. Lo scienziato deve essere capace di sognare. Ho sempre pensato che il mestiere del fisico si avvicini a quello dell`artista perché la sua intelligenza deve andare al di là della realtà che ha ogni giorno davanti agli occhi. Credo che la musica e la pittura siano le arti più prossime alla fisica ". 

Perché secondo me si smentisce. Me lo fa pensare questa frase:
“l’intelligenza dello scienziato deve andare al di là della realtà che ha ogni giorno davanti agli occhi”
Mi pare che con questa frase la scienziata affermi invece che scienza e fede coincidano!
Perché ho questa impressione? Cerco di spiegarlo.La più bella definizione di fede che io conosca l’ho trovata in un libro di Elifas Levi e così recita:
"Dio esiste realmente? Non ne sappiamo nulla; ma desideriamo che sia e perciò lo cre(d)iamo. La fede così formulata è fede ragionevole poiché ammette il dubbio della scienza; e invero noi non crediamo che alle cose che sembrano probabili, ma che noi non sappiamo. Pensare diversamente è delirare; parlare diversamente è esprimersi da visionari o da fanatici, e a questi la pietra filosofale non è promessa". (Elifas Levi)
Dunque potremmo cercare di definire la fede in questo modo:
"Si può definire Fede quando percepiamo qualcosa dentro o fuori di noi che la mente non può capire né riconoscere e che la scienza non ha dimostrato ma decidiamo di crederci lo stesso mettendo alla prova quell`intuizione/percezione e cercando di sperimentarla nella realtà"
Anche per questo qualcuno dice che la vera fede è quella che bisogna mettere alla prova tutti i giorni.
Mentre non si può certo chiamare fede quando confondiamo la fede con l`appartenenza (l`illusione di credere), per esempio sottoponendoci a un dogma "decido di crederci perchè me lo dice la mia `Chiesa`".
In questo senso assimilare la scienza all’arte significa assimilare la scienza alla fede. Infatti sia lo scienziato, sia l’artista e sai il ‘vero credente’ (non quello che crede di credere o si sottopone al dogma) si affidano a qualcosa che non conoscono e lo sperimentano lasciandosi guidare dal loro istinto.
La mia convinzione, lo dico anche da scienziato e ricercatore, è che tutto deve essere sperimentato e messo alla prova. Si impara dall’esperienza. Confrontando tutti i giorni ciò che abbiamo imparato dai libri e/o dall’educazione che ci è stata impartita con la realtà che abbiamo davanti, visibile ed invisibile. Chi può affermare che la realtà invisibile non si possa sperimentare?