Giuseppe Montaldo

4 ottobre 2017 

Opposizione-accoglienza-fede

 


Davanti ad una cosa che, molto istintivamente, non ci piace abbiamo sempre due atteggiamenti: 

1 - Opposizione, rifiuto, critica (se non di peggio) accompagnata da una totale mancanza di sfiducia (in noi stessi, nel futuro, nella vita.
2 - Accoglienza, indagine, comprensione benevola, fiducia nelle nostre capacità e nelle forze fondamentali che ci guidano.
Nel primo caso, generalmente, ciò che non ci piace è ciò che il mondo ci fa vedere di noi. Uno specchio che abbiamo la possibilità, se lo vogliamo, di vedere per guarire. In questo caso riusciamo a passare dalla sfera della competizione e del conflitto alla sfera della collaborazione e dell’unità. Se riusciamo a farlo e cerchiamo di vedere gli aspetti belli e positivi di ciò che non ci piace, questi aspetti ci arricchiscono. In pratica riceviamo ciò che doniamo.
Succede esattamente il contrario se continuiamo a respingere, a criticare se non a disprezzare. In questo secondo caso ci impoveriamo ancora di più ed assorbiamo dal mondo ciò che gli attribuiamo. Quindi svilupperemo ancora dentro di noi i lati peggiori che continuiamo a criticare negli altri e nel mondo ‘cattivo’.
Da piccoli abbiamo imparato che la verità non sta mai da una sola parte. Sempre che esista una verità.
Ma allora, mi chiedo, con chi ce la stiamo prendendo?
O meglio. Perché trasformiamo in emotività negativa e patologica quella che dovrebbe essere una sana analisi dell’ambiente in cui viviamo? Cercando di informarci da tutte le fonti. Quelle che ci piacciono e quelle che non ci piacciono. E smettendola di costruire muri e barriere dentro e fuori di noi.
Purtroppo il detto ‘non fare agli altri ciò che non faresti mai a te stesso’ in questo periodo storico sembra che non funzioni più. Infatti, in realtà, sembra che ci vogliamo talmente male che, in buona sostanza, facciamo agli altri ciò che, abitualmente ed inconsapevolmente, facciamo a noi stessi.