Giuseppe Montaldo

La violenza in famiglia

 

 

La donna dimostrava meno di 50 anni. In realtà ne aveva più di 55. Era molto bella ed elegante.
Aveva deciso di provare nuove strade per alleggerire il suo fardello. L’aveva portato con amore – se ne rendeva conto soltanto adesso - per tutta la vita. Amore per sè stessa, per il suo compagno ma soprattutto per i suoi figli. Ma non si era mai accorta che questo fardello era ciò che l’aveva fatta diventare ciò che era. Una donna di successo, una moglie di successo, una madre di successo. Nonostante fosse la titolare di una importante società le sue soddisfazioni più grandi le erano venute dai figli. Lei li stimolava talmente tanto che poneva l’asticella sempre più in alto. E loro non l’avevano mai delusa. La superavano sempre. Ma adesso cominciava a sentire la stanchezza. Erano diventati ormai grandi e pensava di potersi permettere di cominciare a lasciare andare.
Quindi tentiamo nuove strade. E aveva preso un appuntamento con una persona cui non avrebbe mai pensato prima di rivolgersi: una donna che leggeva i tarocchi.
Prima che lei le avesse fatto qualsiasi domanda e senza averle detto nemmeno qual era il motivo che l’aveva spinta da lei, la donna fece un’affermazione che la sconvolse: “Lei ha subito una violenza da piccola”.
“Non è possibile. Non è vero. Non mi risulta nulla. Nessuno mi ha mai detto nulla in famiglia”.
“Lo credo” rispose la tarologa. “Tuttavia le carte non mentono. E mi dica, cosa l’ha spinta da me?”
“Sono stanca. Ho bisogno di cominciare a tirare i remi in barca”. E le raccontò la sua storia.
“Se posso permetterle di darle un consiglio, è giunto il momento che lasci andare i suoi figli per la loro strada. La vita metterà la loro asticella un po’ più in alto o magari anche un po’ più in basso. Ma non sarà più lei a deciderne l’altezza. Perché alla fine quella che ha sempre usato è la sua asticella e non la loro. Ed anche se lei ha fatto con loro un lavoro splendido, è ora che smettano di vedere la vita secondo la sua misura. Quindi li lasci andare. E vedrà che nel momento in cui lo farà lei comincerà a sentirsi più leggera”.
La donna rimase un po’ di tempo silenziosa. Un tempo molto lungo. Poi ebbe come una sorta di risveglio e rispose: “La ringrazio, penso che sia come dice lei. Ma alla violenza non ci credo. Non sento di avere mai subito violenza”.
“Vede quello che lei ora riconosce come fardello e che, solo ora, comincia sentire pesante non è altro che ciò che l’ha fatta diventare quella che è. Una donna realizzata in tutti gli ambiti della sua vita. In realtà questo peso non è altro che la sua memoria. Una memoria di profonda sofferenza. Ma allo stesso tempo, se superiamo il giudizio di bene e male, un’esperienza importante per la sua vita. Ciò che ne ha determinato l’impronta. Ma, nella pratica, cosa è successo? E’ molto semplice: l’esperienza che lei ha rimosso dalla sua coscienza ha inciso profondamente la sua parte inconscia. La conseguenza è stata che il suo inconscio le ha ripetuto costantemente durante tutta la sua vita questa frase: ‘non consentirai a nessuno delle persone che ami di provare quella stessa sofferenza’. Se questo adesso le è abbastanza chiaro, vedrà come comincerà a sentirsi più leggera. Ed è anche giunta l’ora di accettare questa esperienza ma contemporaneamente di lasciarla andare”.
Da questa storia possiamo capire che le esperienze, anche se profondamente dolorose, che viviamo dal momento del concepimento, alla nascita e durante i primissimi anni di vita, ci segnano profondamente. L’importante è che impariamo a considerarle come delle esperienze superando il giudizio di bene e male. Solo così potranno aiutarci a crescere migliorando la qualità della nostra vita.