Giuseppe Montaldo

3 novembre 2017 

Jung Anateoresi e stati di coscienza

 

 

Il bosco, secondo Jung, simboleggia quella zona in cui la psiche incontra i processi fisiologici del corpo…. 

In Anateoresi succede qualcosa di simile. Può capitare di entrare dentro gli organi malati e portarli alla guarigione. Nel trattato sono illustrati parecchi casi.  

"Potrebbe darsi che la psiche vada concepita come una intensità inestesa e non come corpo che si muove nel tempo. Si potrebbe supporre che la psiche cresca progressivamente da una estensione minima ad una intensità infinita ed irrealizzi il corpo, quando ad esempio supera la velocità della luce...." ." Da questo punto di vista, afferma Jung, il cervello potrebbe essere una stazione di commutazione in cui la tensione o l`intensità relativamente infinite della psiche in sé vengono trasformate in frequenze o estensioni percepibili. Inversamente, l`assenza di percezioni introspettive del corpo si spiega ipotizzando una graduale psichicizzazione, cioè intensificazione a spese dell`estensione. Psiche = massima intensità nel minimo spazio" (Von Franz ,1980).
 

Prima del passo citato, Jung discute del motivo per cui la nostra coscienza possiede così poche informazioni dirette sui processi interni del nostro corpo. La maggior parte delle persone affette da una malattia interna, spesso addirittura da un tumore molto esteso ma non doloroso, devono essere informati dal medico su ciò che non va nei loro organi. Chi potrebbe dire se il fegato o i linfonodi funzionano correttamente. Lo stesso medico lo deve dedurre dall’osservazione di sintomi indiretti. Anche qui c’è dunque una sorta di soglia, una barriera.  Dopo aver posto l’interrogativo, Jung non vi risponde direttamente: sviluppa invece l’ipotesi che la psiche possa consistere fondamentalmente in un’energia uguale a quella che chiamiamo energia fisica, dotate però di un’intensità e di una frequenza infinitamente maggiori. Un’intensità che potrebbe superare addirittura la frequenza o la velocità della luce. Ma sappiamo che tutto ciò che nel mondo della materia, è passibile di osservazione scientifica, è legato al fenomeno della luce. Ciò che esiste al di là della luce (ammesso che esista qualcosa del genere) è per noi inosservabile, qualunque procedimento o apparecchiatura fisica si adoperi. Se dunque la psiche, nella sua essenza, supera la velocità della luce, essa, per usare le parole di Jung, “irrealizza” il corpo. Perciò sarebbe possibile osservare la psiche solo dopo un suo rallentamento, una riduzione ad un livello inferiore di frequenza. Ma questo, secondo Jung, è proprio quello che fa il cervello: riduce l’intensità dello psichico, l’abbassa, facendoci entrare nell’esperienza spazio-temporale. Per questo motivo, quando Jung nel 1944 tornò in vita dopo le visioni del coma, ebbe la sensazione di essere ridisceso in un mondo insopportabilmente “grigio col suo sistema di celle”, un mono che “è solo un frammento dell’esistenza, che si svolge in un universo tridimensionale, disposto a tale scopo”. Partendo da questa ipotesi, si potrebbe dire che tutti i fenomeni materiali, corpo compreso, sono situati al di sotto di una certa soglia di intensità o di frequenza, che l’attività cerebrale mantiene la psiche a un livello inferiore, e che al di là di questa soglia vi è una parte della psiche che non si è “incarnata”, o si è “disincarnata”, e continua a esistere dopo la morte”. (Marie Louise Von Franz Incontri con la morte)
 

Questa esperienza mistica di Jung è illuminante. Quando siamo soggetti ad una emozione molto forte, sia positiva che negativa, tutta la nostra attenzione e tutte le nostre energie sono estremamente concentrate. In quel momento noi siamo quell’emozione. Entriamo in uno stato di coscienza diverso. Il segreto, in queste situazioni, è mantenere vigili la coscienza e l’attenzione per poter vivere totalmente l’esperienza.  Allo stesso tempo è importante lasciare andare il controllo. In una parola ‘farsi prendere’.
 

Perché?
 

Vediamo i due casi:
 

Esperienza positiva.
 

In Anateoresi, quindi in uno stato di coscienza caratterizzato da un rilassamento molto profondo (onde theta), si possono vivere esperienze mistiche. Ma per poter raggiungere un tale stato è indispensabile essere giunti ad una condizione spirituale in cui si sono lasciati andare gli ‘attaccamenti’ materiali e si siano dissolti i traumi emozionali.
 

Esperienza negativa.
 

Anche in una esperienza di questo tipo è fondamentale lasciare andare il controllo e superare la paura di vivere emozioni forti. E questo perché, durante la regressione, il rivivere le emozioni traumatiche è l’unica condizione per poterle dissolvere. Dopo il processo si capisce che lo stesso è stato molto meno doloroso di quanto la paura potesse farci pensare ma, soprattutto, dopo il processo si ha una liberazione ‘catartica’ con un senso di grande appagamento oltre che di comprensione e leggerezza. Anche qui una piccola estasi dopo la tempesta.