Giuseppe Montaldo

Esiste il malato, non la malattia

 


Ci sono ormai centinaia di ricerche scientifiche che dimostrano la correlazione tra emozioni e cancro e patologie in genere. Ogni malato ha una storia diversa e la malattia non può essere etichettata o codificata come fa la scienza ufficiale. Questo mi fa venire in mente quanto, a volte, può essere frustrante il dialogo con il nostro medico. Come noi gli esprimiamo i nostri sintomi cercando il suo aiuto, il suo sguardo è sempre rivolto da tutt`altra parte. Così viene a mancare il primo importante supporto che, per il paziente, in quella situazione ha una valenza enorme. E cosa fa il nostro medico in quella circostanza?
Io lo immagino che, mentre non ti guarda, sta mentalmente sfogliando un catalogo. Un catalogo di malattie. A che scopo?
Semplice. Allo scopo di appiccicartene una. Ma noi non siamo dei robot o delle macchine. Mentre invece il medico pensa che lo siamo, una sorta di assemblaggio di organi meccanici tenuti insieme da viti e bulloni.
Ed il tentativo cosiddetto scientifico di etichettarci con una malattia produce esattamente l’effetto opposto a quello della guarigione. Ci costringe ad identificarci con quella malattia – che il medico ha tirato fuori dal profondo della sua scienza cosiddetta ufficiale – e questa identificazione provoca in noi degli effetti che possono essere devastanti a seconda di come noi reagiamo. Ovviamente più crediamo in lui e più crediamo nella malattia. E cominciamo a sentirci veramente malati. Mentre abbiamo solo dei sintomi da capire e curare. Che si possono sempre guarire e curare qualunque sia la presunta gravità ufficiale della malattia.
La mia figura `negativa` del medico qui ritratta non è una critica alla medicina ufficiale ma ai suoi eccessi e/o mancanze verso il paziente, il quale deve essere sempre posto al centro dell`attenzione