ESISTONO LE VITE PRECEDENTI? 1

 


Ho fatto soltanto una volta un’ipnosi regressiva alle vite precedenti. Il rilassamento c’è stato ed è stato molto profondo. Ho provato grandi sensazioni di benessere. Ho vissuto anche delle emozioni forti. Riguardo alle vite precedenti, la mia impressione appena finita la seduta e confermata dalle mie sensazioni nei giorni successivi è stata che tutto ciò che avevo vissuto nella regressione, compresa la mia provenienza da un altro pianeta e l’amore karmico che vi ho ritrovato non erano altro che lo specchio (rivissuto) delle emozioni reali che la mia vita stava attraversando in quel periodo. E siccome io credo che bisogna cercare di trarre insegnamento dall`esperienza e non da tutto ciò che ci arriva dall`esterno magari come la moda del momento. In realtà l’amore karmico è scomparso dalla mia vita ed il pianeta da cui pervenivo può essere semplicemente un condizionamento proveniente dal tam tam spirituale da cui siamo attualmente bombardati. Per cui sto cercando di trovare il vero dentro di me e non fuori. D’altra parte anche Buddha afferma:
«Non credete in nulla solo perché è tradizionale, anche se si tratta di tradizioni onorate da molte generazioni e in molti luoghi. Non credete in nulla solo perché sono in molti a parlarne. Non credete in nulla solo per fiducia nei saggi del passato. Non credete in nulla solo per fiducia nell`autorità dei vostri maestri e sacerdoti. Sperimentate e dopo credete in quello che avete sperimentato e ritenuto ragionevole, e accordate con esso la vostra condotta».
Cinque anni fa scrivevo:
«Per capire il significato della reincarnazione bisogna partire da un concetto fondamentale: scopo della nostra esistenza è l’evoluzione della nostra anima. Perché questa deve aspirare alla perfezione secondo i disegni di Colui che l’ha creata. Disegni che sono molto al di sopra delle nostre piccoli vite. Disegni tuttavia che noi, nella nostra esistenza, contribuiamo a realizzare. E la nostra anima si evolve facendo esperienza attraverso il nostro corpo. Ma questo non può avvenire in una sola vita. …… Quindi la nostra anima immortale prima comincia a formarsi e poi si evolve di vita in vita. Ma c’è un altro aspetto che per me è molto interessante e cioè: come avviene la reincarnazione sul piano pratico? E’ troppo facile dire che l’anima muore e poi si reincarna in un altro corpo. In realtà come avviene questo? La nostra individualità sta veramente nell`anima oppure è possibile ipotizzare che le nostre vite passate in realtà non sono nostre ma dei nostri antenati. E noi ne conserviamo la memoria inconscia (che può essere portata in superficie attraverso l’ipnosi regressiva) attraverso il DNA. Ovviamente questi sono ragionamenti in libertà. Non c’è nessuna possibilità di dimostrazione scientifica né in un senso né nell`altro. Ognuno creda a ciò che `sente vero` per lui».
Quindi quelle memorie che risalgono in superficie con l’ipnosi regressiva potrebbero benissimo essere appunto delle semplici memorie ereditate attraverso il DNA o attraverso l’evoluzione biologica, quelle che si chiamano, per esempio, irretimenti nelle Costellazioni familiari o ‘sequenze emozionali non risolte’. In realtà l’Anateoresi ha dimostrato che le abreazioni (contenuti emotivi che affiorano) derivano dalle esperienze natali e perinatali e non esiste assolutamente alcuna prova di vite precedenti. Joaquin Grau, nel suo libro ‘Le chiavi della malattia’ un vero e proprio trattato di Anateoresi dedica un capitolo intero alle vite precedenti attraverso la sua trentennale esperienza di ipnosi regressiva. Pubblicherò di questo capitolo qualche spunto interessante e significativo. 


ESISTONO LE VITE PRECEDENTI? 2


(Joaquin Grau – traduzione di Maria Luisa Cozzi)
E le vite precedenti? Non è il karma la causa delle nostre sofferenze? So che queste due domande e altre simili sono inevitabili. Lo so perché le terapie regressive abituali si sostengono e sostentano sulla credenza che ogni malattia ha avuto origine in fatti accaduti in un tempo che corrisponde a una vita precedente del paziente. Il karma, a parere di questi terapeuti, è l’origine di tutte le nostre afflizioni. Nella loro azione considerano il karma talmente determinante che molti di questi terapeuti distinguono fra malattie non karmiche, che sono quelle che si risolvono, e malattie karmiche, che sono quelle che non si possono risolvere: ovvero quelle che loro non possono o non sanno risolvere. Devo proprio dire a coloro che effettuano una terapia regressiva basata unicamente sulle vite precedenti che, se io ho sostituito la parola “regressione” con “anateoresi”, l’ho fatto fondamentalmente per
rendere chiaro che la terapia che propugno non comprende credenze né dottrine. L’anateoresi è scienza: il lettore potrà verificarlo leggendo le pagine che seguono. E, anche se è vero che utilizzo, in alcuni casi, una strategia basata sulle vite precedenti, è altrettanto certo che, come spiegherò, questo ha una ragione puramente scenografica, non una ragione dottrinale.
L’anateoresi è avallata da una più che alta percentuale di sofferenze risolte; sofferenze che, non bisogna scordarlo, prima sono state sottoposte alla medicina convenzionale e da essa non risolte. Questo, di cui possono testimoniare professionisti della salute tra cui medici e psicologi che praticano l’anateoresi, basterebbe già per accreditare questa tecnica terapeutica. Ma c’è dell’altro: anche la teoria su cui si appoggia, e che nelle sue linee fondamentali ho stabilito da decenni, riceve ora l’avallo dalle ultime scoperte della neuroscienza e dalle più recenti tesi della psicologia transpersonale. Con la differenza, rispetto a quest’ultima, che – a parte il fatto di non essere un metodo terapeutico – le sue indagini fondamentali – quelle di Stanislav Grof – sono state fatte utilizzando droghe allucinogene, quando, per ottenere risultati migliori, all’anateoresi basta una induzione a ritmi cerebrali theta, quasi un semplice rilassamento.
Considero invece nefasto che alcuni di questi terapeuti utilizzino i loro titoli e meriti accademici per promuovere una terapia del tutto priva di fondamento come quella della regressione a vite precedenti. Mentre sto ultimando la redazione di questo trattato, è salito alla ribalta uno di questi medici. Mi riferisco a Brian L. Weiss, chimico e psichiatra il cui curriculum è pieno di incarichi professionali importanti. Se si osserva la mancanza di rigore scientifico dei suoi libri, credo che B.L. Weiss sia un’altra vittima di quella che potremmo chiamare sindrome di Arthur Conan Doyle.
Si racconta che A.C. Doyle, pure lui medico e creatore, con Edgar A. Poe, del romanzo poliziesco razionalista, creatore anche di un personaggio così totalmente dedito alla deduzione come Sherlock Holmes, fosse caduto in tutti gli eccessi di credulità spiritista, a causa della morte di una figlia: il suo dolore era tale che andava da una medium all`altra per poter udire sua figlia, per poterla sapere ancora viva dopo la morte. A.C. Doyle, il gran razionalista, finì vittima degli inganni più ridicoli. Non utilizzò mai la sua notevole intelligenza per sottoporre a critica certi contatti con l’aldilà che qualsiasi sprovveduto avrebbe bollato come puerili. E non utilizzò mai la sua intelligenza riguardo a quei contatti perché aveva perduto una figlia che adorava. E anche B.L. Weiss ha perduto un figlio, che gli parlò un giorno per bocca della prima paziente da lui sottoposta a regressione. Io credo che anche B.L. Weiss, come A.C. Doyle, avesse bisogno di credere. Hanno bisogno di credere gli oltre un milione di lettori che comprano i suoi libri, e altri libri ancor più nefasti che però hanno la virtù, se non altro, di anestetizzare la nostra paura della morte. Ritengo che B.L. Weiss sia un uomo onesto. Io non so – nessuno può saperlo per certo – se esiste o no ciò che chiamiamo vite passate, però so per certo che sebbene nel dolore, sebbene nel timore, siamo obbligati a distinguere tra i fatti concreti e l’interpretazione di tali fatti.