Giuseppe Montaldo

Dolore e sofferenza. Quale differenza?

 

6 giugno 2016
C’è una sostanziale differenza tra il dolore e la sofferenza.
Il dolore ce lo portiamo dentro, l’abbiamo ereditato dalla nostra storia genealogica. Non ne abbiamo nessuna colpa. E’ una sorta di karma su cui dobbiamo lavorare. Non possiamo sfuggirgli. Karma, al di là che si creda nelle vite precedenti, nella trasmissione genealogica (DNA e influenze familiari) o in entrambe, significa che il dolore che abbiamo inferto agli altri (tutti i giorni con i nostri comportamenti facciamo male a qualcuno e spesso nemmeno ce ne rendiamo conto) in qualche modo lo dobbiamo pagare. Eckhart Tolle lo chiama il corpo di dolore.
La nostra crescita, e quindi il nostro benessere ed il nostro riconoscimento, può avvenire solo dissolvendo al nostro interno questo dolore che abbiamo dentro, ben radicato nel profondo della nostra coscienza.
Se non abbiamo il coraggio di riconoscerlo, di viverlo quando viene a trovarci andiamo verso la sofferenza.
Il dolore l’abbiamo ereditato e non ci appartiene. La sofferenza ce la procuriamo noi quando la paura ci impedisce di entrare nel profondo di noi stessi per guarire le nostre ferite. Le quali sono una manifestazione del corpo di dolore.
Molte volte viviamo emozioni che ci fanno male, che ci stupiscono, di cui non riusciamo a capire l’origine ed il senso.
Quando questo capita generalmente usiamo tre modalità per reagire a queste emozioni:
1. Facciamo finta di niente e letteralmente scappiamo dall’emozione tagliandola.
Questa modalità appartiene a quelle persone che hanno reiterato le loro ferite durante tutta la vita ed hanno smesso di provare emozioni negandosi in questo modo alla vita stessa. Hanno scelto più o meno consapevolmente di non imparare dall’esperienza. La conseguenza è cinismo, indifferenza, fuga da se stessi con ogni modalità. Il distacco da sé fa si che l’emozione tagliata crei sofferenza ciclica inspiegabile e che può diventare insostenibile e trasformarsi in malattia. La mancanza di autoriconoscimento e consapevolezza di sé è il più gran danno che possiamo fare a noi stessi.
2. Cadiamo dentro l’emozione facendoci sopraffare. Questo genera sofferenza che, se non riconosciuta come parte di un processo di guarigione, produce le conseguenza di cui al punto precedente.
3. Impariamo a vivere l’emozione riconoscendola e accettandola come qualcosa che ci appartiene profondamente. E’ il corpo di dolore che ci manda il suo messaggio. Non abbiamo nessuna colpa di questa sofferenza perché l’abbiamo ereditata. Ma se la riconosciamo e le consentiamo di esplicare i suoi effetti di guarigione e cambiamento, il dolore cesserà presto ed eviteremo di trasformarlo in sofferenza.
Il terzo punto è quello che possiamo chiamare lavoro di crescita personale e ci porta verso l’evoluzione.
Questi è il modo per trascendere la sofferenza. Se invece rifiutiamo di farlo non facciamo altro che trasformare il dolore in sofferenza. Ecco perché la sofferenza ce la creiamo da soli mentre il dolore è qualcosa che ci appartiene.
Il più grande ostacolo a questo processo di riconoscimento e di crescita è la paura. La paura di ripetere esperienze dolorose del nostro passato. Esperienze che possiamo aver vissuto in periodi della nostra vita in cui non potevamo comprenderle ma che continuano a capitarci percè scopo della nostra vita è liberarci dalle nostre paure e dai nostri attaccamenti.
A volte, per molte persone, è difficile vincere questa paura per imparare ad elaborare questo processo che porta alla guarigione. Nel mio piccolo cerco di aiutare le persone a consapevolizzare queste dinamiche. In questo modo si comincia a capire che è necessario imparare a mettersi in discussione. E questo è l’inizio di un processo di guarigione che può cambiare la vita di tante persone bloccate nella sofferenza.
E la guarigione è sia emozionale sia fisica.  

Giuseppe Montaldo
 

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