Corazza emotiva e territorio – Quale relazione

Il ri-conoscimento del nostro territorio e dei suoi confini (la nostra aura sacra) ci consente di demolire la corazza

  • 20-02-2020
  • Giuseppe Montaldo

Corazza emotiva e territorio – Quale relazione

Secondo Philippe Brebion (nel suo libro “L’impronta di nascita”) la sopravvivenza animale dipende da tre parametri:

  1. Territorio
  2. Alimentazione
  3. Discendenza

Ma cosa è il nostro territorio?

Riconoscere noi stessi, la nostra identità, il nostro self è alla base della nostra esistenza. Se non costruiamo, durante la vita, la nostra identità, saremo sempre in balia degli eventi ed è probabile che vivremo la vita degli altri e non la nostra.

È il primo passo nella nostra evoluzione. Se non formiamo un EGO forte in grado di affrontare le difficoltà della vita non potremo andare verso la nostra evoluzione per trasformare questo EGO nel sé spirituale.

Ed alla base della costruzione dell’EGO c’è il riconoscimento del nostro territorio.

E questo territorio può assumere infinite forme.

Facciamo degli esempi:

  • Il mio ufficio viene invaso da tutti i peggiori personaggi del mio ambiente di lavoro. Non sono capace di proteggerlo e questo genera stress. Mi sento sempre invaso.
  • La mia casa è il ‘rifugium peccatorum’ di tutti quelli che hanno bisogno di fare le vittime e la cui attività principale è il lamento e la lagna.
  • Siccome sono una persona che sa ascoltare tutti mi chiamano per buttarmi addosso i problemi che non vogliono o non hanno la forza di affrontare da soli.
  • Ci sono persone che stanno sempre giudicando e, se dovessi dire loro qualcosa che non piace, ti buttano addosso di tutto.
  • La televisione fa di tutto per farti il lavaggio del cervello. Tu come ti difendi?
  • Un datore di lavoro te ne dice di tutti i colori.
  • Il tuo partner ti accusa di ogni nefandezza solo perché non la pensi come lui/lei su un aspetto particolare di una questione molto delicata o di una persona a lui/lei cara.

Spero di avere chiarito il concetto. Inutile dire che, se non impariamo a difendere il nostro territorio (la nostra aura sacra) prima o poi rischiamo di ammalarci.

Ma, per poterlo difendere, dobbiamo prima di tutto ri-conoscerlo.

E questo non è facile.

  • Qual è il mio valore? È chiaro che, se non conosco il mio valore, il primo che mi dice ‘sei un incapace’ io ci credo.
  • Se non so quali sono i miei limiti, i miei confini come faccio a difenderli?
  • Se non so distinguere chi vuole farmi del male da chi mi vuole aiutare posso trovarmi veramente in difficoltà e farmi molto male.

Per semplificare, se voglio proteggermi, ho due possibilità:

  1. Chiudo i confini con un muro molto spesso (la corazza che mi costruisco durante la vita)
  2. Imparo a costruire dei confini flessibili perchè ormai so discernere quella che è un’invasione (il problema è fuori di me) da ciò che invece è dentro di me (mi sento sempre ferito dagli atteggiamenti delle persone).

E qui sta il punto.

Vediamo come è fatta la nostra corazza:

All’interno della nostra corazza/territorio ci sono zone chiare e zone oscure.

Le zone chiare sono quelle parti di noi che risplendono di luce. Sono gli aspetti belli e positivi del nostro carattere.

Le zone oscure sono quelle parti di noi che non ci piacciono e che, generalmente, evitiamo di vedere.

Queste nostre parti in ombra però ci appartengono. Sono quelle che possiamo chiamare come ferite dell’anima, traumi e vissuti emotivi non risolti, lutti non elaborati.

Se vogliamo dare dei nomi:

  1. Rabbia repressa che è diventata prima rancore e poi risentimento.
  2. Paure di ogni tipo cui non riusciamo a liberarci. (La morte, la malattia, il dolore, l’oppressione di chi ci sta vicino, l’invadenza delle persone).
  3. Sensi di colpa di qualsiasi tipo.

Riprendendo il filo, molte volte accusiamo gli altri come i genitori, gli amici, i partners, la politica, il mondo in generale di ciò che ci ferisce. Ma il loro modo di fare non è detto che sia volutamente contro di noi. Eppure queste persone/eventi, nuovamente, riaccendono in noi la rabbia, la paura o i sensi di colpa.

Quindi come ci difendiamo?

Imparando a discernere ciò che è dentro da ciò che è fuori di noi.
In una parola a riconoscere chi siamo e qual è il nostro territorio.

Semplice no?

Basta avere il coraggio di guardarci e smetterla di accusare il mondo esterno perché non è bello e buono come ci piacerebbe che fosse.

Se prendiamo consapevolezza di queste dinamiche possiamo migliorare la qualità della nostra vita.

  1. Perché, portando luce nelle nostre zone oscure, la nostra vita sarà più piacevole, gratificante e luminosa
  2. Perché eviteremo di trasformare in malattia le nostre zone oscure

Poiché, alla fine, semplificando un po’,si tratta sempre di lutti non elaborati; il lavoro su di sé consiste nell’avere il coraggio di elaborare questi lutti anche se sono dolorosi.

Quindi bisogna avere il coraggio di passare all’azione smettendo di elucubrare troppo cercando di capire.

È impossibile capire con la mente. La comprensione è la soluzione arrivano solo se abbiamo il coraggio di entrare dentro il nostro dolore, dentro le nostre zone oscure.

Jung afferma:

Una forte energia è quella che consente di mettere in comunicazione il conscio con l’inconscio individuale. Con questo processo l’inconscio individuale si integra con l’inconscio collettivo.

E da dove viene questa forte energia?

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GIUSEPPE MONTALDO

è ricercatore,
scrittore,
naturopata e ingegnere.
Si occupa principalmente di guarigione emotiva e spirituale.

Gli strumenti di cui si avvale sono:

Vive a Cagliari


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