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  La rabbia e la musica delle sfere

Come riconoscere la rabbia che ci portiamo dentro

  • 23-05-2021
  • Giuseppe Montaldo
Stamattina a un amico che faceva l’ennesima gimcana nel traffico commettendo quattro infrazioni in una sola manovra ho chiesto: posso parlarti sinceramente?
Lui che mi conosce e già sapeva che gli avrei detto una di quelle cose che lo mettono in crisi, dopo averci pensato qualche secondo mi ha risposto con tono un po’ alterato: ma certo lo sai che puoi dirmi quello che vuoi.

Allora gli ho chiesto:
“Perchè fai sempre le cose più difficili? Perchè non hai fatto semplicemente il giro anziché fare lo slalom rischiando lo scontro?”
Anzichè rispondermi ha cominciato a urlare e sbraitare: “ma l’hai visto quello lì? Perché non ha rallentato per farmi passare? E guarda quell’altro: ma cosa vuole? Perchè ce l’ha con me?”

Dopo aver parcheggiato, come al solito di traverso e nello spazio dei disabili (tanto ci fermiamo solo 10 minuti), mi ha detto:
“ma io non sono arrabbiato, lo sai, è il mio modo di reagire. Ho bisogno di sentire sempre l’adrenalina, poi non tengo mai risentimento con nessuno.”
“Certo” gli ho risposto. “Ma così sei in un perenne stato di tensione. Non ti rendi conto che non sei tu ma il tuo istinto che comanda?”
Non mi ha risposto e io che da un certo tempo cerco di trovare il modo di fargli capire che, se non impara a vivere ‘altri’ stati di coscienza, non potrà capire il senso di quello che gli dico ripetutamente: “cerca di capire che tu sei ‘altro’. Non sei quello che vive l’adrenalina, o non sei solo quello. C’è un’altra realtà che devi conoscere.”

Allora gli ho detto: “se sei sempre così compulsivo e incazzato non riuscirai mai – tu che citi sempre Pitagora - a sentire la musica delle sfere.

Non poteva replicare ma, ovviamente, non sa cosa si provi a sentire la musica delle sfere. Ma sarà veramente così? Magari lui ha il suo modo di sentire la musica delle sfere e io sono talmente presuntuoso che gli voglio imporre la mia verità, il mio modo di vedere le cose.
Qualunque sia la risposta penso che tutti abbiamo bisogno di sentire la musica delle sfere.

Tra uno stress e l’altro, tra un delusione e l’altra, tra un dolore e l’altro questa musica ci rimette in pace con noi stessi e ci da la forza di andare avanti.
Non so descrivere questa musica. So però che è una musica che si sente solo nel silenzio. Ecco importante è imparare a fare silenzio dentro di noi. Entrare nel nulla, nel vuoto assoluto. Forse allora riusciremo a sentirla.

La rabbia, come i sensi di colpa, è difficile da riconoscere ed è per questo che ci prende alla sprovvista. E non si può imparare a gestirla se prima non si tagliano le sue radici. E queste radici sono sempre molto profonde dentro di noi. Per poterle tagliare bisogna avere il coraggio di immergerci in tutto il dolore che abbiamo accumulato negli anni. Magari viene da nostro padre. O da nostra madre. O dall’ultimo partner.

Ma mentre il dolore, poi diventato rabbia, che ci proviene dai nostri genitori, è un dolore, in qualche modo ‘fatale’ nel senso che appartiene al destino che ci siamo scelti, quello che ci proviene dall'ultimo partner è probabilmente il risultato dei nostri comportamenti. Non siamo forse noi che gli abbiamo consentito di farci del male? Non è forse vero che il bisogno di essere amati, il bisogno di quella piacevole intimità ci fa pagare un prezzo molto caro senza che la nostra sete venga estinta?
Ma allora come si fa a estinguere questa sete perenne?
Purtroppo esiste solo una tecnica: accettando di provare il dolore.
Entrandoci dentro, smettendo di resistergli. E allora è lo stesso dolore che ci guarisce.
Quando non riusciamo più a trovare degli anestetici, sotto forma di dipendenze, impariamo che è lo stesso dolore che estingue la fame e la sete e ci accorgiamo che non abbiamo più bisogno che sia l’altro a coprire i nostri vuoti.

E allora cominceremo a sentire da lontano la musica delle sfere che arriva

GIUSEPPE MONTALDO

Chi è, cosa fa
è ricercatore, scrittore, naturopata e ingegnere.
Si occupa principalmente di guarigione emotiva e spirituale:

GIUSEPPE MONTALDO

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