2 agosto 2018 

Sergio Marchionne Bocconi 2012
Dare e prendere è una legge universale.

 

Una frase mi ha colpito in questo intervento alla Bocconi del 2012 ed è questa: "...alla consapevolezza che per avere bisogna anche dare."
Quindi la legge universale del dare e prendere
E` una legge che ripeto spesso durante i miei lavori perchè è fondamentale da capire per il nostro benessere e la nostra crescita personale.
Cosa dice questa legge? E` molto semplice: ci dice che esistono delle forze che ci portano sempre all`equilibrio fra questi due opposti.
E` una legge ineluttabile perchè non è della materia.
Ecco perchè chi pretende che siano sempre gli altri a risolvere i suoi problemi avrà enormi difficoltà a raccogliere.
Vale per tutto: affetti, amore, amicizie, denaro, lavoro, giustizia....
"A chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha" diceva Gesù
Il senso di questa frase è che i doni che ci sono stati donati dobbiamo metterli al servizio della vita. Non abbiamo altre possibilità. Se non facciamo così, ci sarà tolto tutto. Avremo perso l`occasione di fare qualcosa di buono in questa vita 


 


DARE E AVERE

....Oggi viviamo nell`epoca dei diritti.
Il diritto al posto fisso, al salario garantito, al lavoro sotto casa; il diritto a urlare e a sfilare; il diritto a pretendere.
Lasciatemi dire che i diritti sono sacrosanti e vanno tutelati.
Ma se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo.
Perché questa "evoluzione della specie" crea una generazione molto più debole di quella precedente, senza il coraggio di lottare, ma con la speranza che qualcun altro faccia qualcosa. Una specie di attendismo che è perverso ed è involutivo. Per questo credo che dobbiamo tornare ad un sano senso del dovere, alla consapevolezza che per avere bisogna anche dare. Bisogna riscoprire il senso e la dignità dell`impegno, il valore del contributo che ognuno può dare al processo di costruzione, dell`oggi e soprattutto del domani.
Adottare un approccio realistico è l`unico modo per rimettere in moto il sistema. Questo discorso vale soprattutto se consideriamo i tragici episodi di quest`ultimo periodo e i gesti drammatici che hanno coinvolto, in modo indistinto, operai, artigiani e imprenditori. Si tratta di sofferenze umane legate al mondo del lavoro, quel lavoro su cui è fondata la nostra Repubblica e che sta scomparendo sotto i colpi della crisi.
Quei gesti disperati non sono isolati fatti di cronaca. Sono lo specchio di una situazione insostenibile. Come dicevo poco fa, a volte accade che le grandi conquiste portino ad effetti diversi da quelli attesi.
Così sta succedendo con il nostro Welfare State. Un sistema di protezione del lavoro e dei lavoratori, un sistema pensato per aiutare i più deboli - che per molti anni è stato indicato e preso ad esempio - ha perso la sua efficacia. Le regole di oggi non ci proteggono dalla crisi e non hanno la capacità di gestire i cambiamenti che avvengono a livello mondiale. In modo paradossale, quelle stesse regole che erano state pensate per difendere il lavoro ci hanno portati ad una situazione in cui la cosa più difficile è creare lavoro. Dobbiamo reagire e dobbiamo farlo ora. Bisogna trovare una strada diversa che porti a risultati migliori. E lo dobbiamo fare in modo pragmatico, senza ideologie e senza tabù. Si tratta di una scelta inevitabile se vogliamo costruire un futuro all`altezza delle nostre ambizioni di crescita e degno della storia di questo Paese.
L`ottimismo della volontà mi dice che è una sfida possibile. Il senso del video che avete appena visto è anche questo: l`Italia ce la può fare, perché l`impegno e la responsabilità sono valori radicati in tanta parte della società. Basta riscoprirli, basta farli prevalere sulle urla o sulla noia. Tutti coloro che vogliono un futuro migliore hanno l`obbligo di mettersi alla prova. Le persone di Pomigliano, che hanno abbracciato con noi la sfida del cambiamento, ne sono un esempio evidente. E sono un segnale di grande speranza per tutto il Paese. 

* * * 


GLOBALIZZAZIONE

......Agire, pensare, essere globali oggi è qualcosa cui non si può sfuggire. Come disse l`ex segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan: "Mettere in discussione la globalizzazione è come mettere in discussione la legge di gravità". 

 

RISPETTO DELLE RECIPROCHE CULTURE

.....Qualsiasi tentativo di dominare la cultura di un`altra organizzazione soffoca la creatività. E` un esperimento deleterio che non porta a nulla e non fa bene a nessuno.
Per questo Fiat e Chrysler devono vivere e crescere insieme, come un`unica famiglia. E` l`unico modo per evitare che le barriere geografiche che abbiamo abbattuto con la partnership non si trasformino in barriere culturali, per gelosia o per nazionalismo. 

 

ETICA DI BUSINESS

....Il successo economico e finanziario può reggere la prova della coscienza e la sfida del futuro solo se è radicato in una sana etica di business.
....Significa intendere l`espansione internazionale come una precisa strategia di business, andando anche a produrre localmente in alcuni grandi mercati, dove è indispensabile essere presenti per risultare efficaci. Come Fiat, lo abbiamo fatto in Brasile, diventando il più grande costruttore di autovetture del Paese ed essendo da anni percepiti come un`azienda locale. Lo possiamo fare oggi, grazie all`accordo con Chrysler, in Nord America. Parallelamente, abbiamo creato importanti iniziative in Cina, in Russia e in India. Sono tutti tasselli fondamentali per lo sviluppo della nostra azienda.
Queste iniziative, però, non vanno confuse con la tendenza, in atto da diverso tempo nell`industria dell`auto, a delocalizzare le attività industriali, che viene spesso usata come misura di difesa per affrontare la guerra sui prezzi. Per quanto mi riguarda, credo sia una strategia molto pericolosa. Chi la segue, deve essere consapevole degli effetti che provoca sul territorio d`origine, in termini di perdita di posti di lavoro, di competenze e di stabilità economica. 

 

I CONFINI E I LIMITI CHE CI COSTRUIAMO DA SOLI

....I confini di cui si parla in questo workshop e che tutti noi, come aziende e come individui, abbiamo bisogno di superare, non sono soltanto quelli fisici.
Sono molto spesso confini mentali, barriere che ci costruiamo da soli e si rafforzano nel tempo. Si traducono in un approccio, al lavoro e alla vita, fatto di abitudini e soluzioni rassicuranti.
Sono una specie di prigione in cui ci infiliamo da soli, ma è la prima che va abbattuta, perché è la più pericolosa.
Quello che raccomando sempre ai miei ragazzi, in Fiat e in Chrysler, è di andare oltre l`ovvio e il conosciuto, di cambiare prospettiva e rovesciare il tavolo ogni giorno.
Dico loro di non ripetere sempre le stesse cose, gli stessi percorsi e di ricordarsi - come questo cartello ci dice chiaramente - che la concorrenza sa già da tempo quello che noi abbiamo appena scoperto.
Solo rompendo gli schemi si raggiungono quegli "Unthinkables" (inabili a pensare: esseri dalla mente chiusa) di cui parliamo oggi.
Ed è esattamente in questo modo che la Fiat è riuscita a realizzare cose che sembravano impossibili anche solo da immaginare un attimo prima:
La rinascita del 2004;