Un caso di A.I.D.S.

La sala allora andò riempiendosi di luce. E i bambini non erano più moribondi.

  • 16-07-2019
  • Joaquin Grau

ANATEORESI UN CASO DI AIDS

 

Ho già fatto riferimento a Y.B., un malato di AIDS che, come tutti quelli che ne soffrono, era affetto da un istinto di morte pressoché irresolubile.

A Y.B. avevano dato solo pochi mesi di vita, ragion per cui inizia una terapia in cui dovetti prescindere da strategie che considerai secondarie.

E in questa corsa verso la vita, in cui bruciavo le tappe, decisi di portarlo anche – magari anzitempo – alla strategia di ascesa al livello superiore della piramide.

La guida che attendeva ai piedi della scala luminosa era un bel giovane biondo e azzimato che vestiva abbigliamento attuale (stivali e jeans), ma disse di essere un angelo. E l’angelo disse a Y.B.:

 

R: Sono venuto perché io posso aiutarti.

 

E l’angelo tese la mano al paziente, che la prese per ascendere con lui al primo livello. Stavano per farlo, quando io, più che altro per curiosità, dissi a Y.B. di domandargli che angelo era; e la risposta fu:

 

R: Sono l’angelo della morte.

 

Naturalmente, sia che fosse una proiezione del paziente o che fosse un altro di quei misteri a cui mi ha abituato la strategia dell’ascesa al livello superiore della piramide, pensai che quell’ascesa non aveva niente di salutare da offrire. Tuttavia... Il primo piano, o livello, era un’ampia sala con colonne rotonde – mandaliche – illuminata molto intensamente. E l’angelo disse:

 

R: È la coscienza.

 

Poi suggerì a Y.B. di guardare la luce, di colmarsene.

Sempre per mano all’angelo, Y.B. salì al secondo piano, che era una sala senza luce piena di bambini ammalati, quasi moribondi. Y.B., istintivamente, prese uno dei bambini, se lo portò al petto e lo strinse con tenerezza. Con sua sorpresa, vide che il bambino migliorava. Gli doman-

dai se il bambino era lui; Y.B. era in dubbio, ma, su suggerimento dell’angelo, si riconobbe in un altro dei bambini che agonizzavano al buio. Lo prese – prese se stesso quand’era bambino – e lo strinse con tenerezza. Intanto, su mia istanza, Y.B. chiese all’angelo cos’era quell’oscurità:

 

R: La non-coscienza.

E diede a intendere che la non-coscienza era la malattia, la morte.

D: E come dissipare l’oscurità?

R: Con l’amore. L’amore è luce.

D: E a tutti questi bambini di qui, malati, se gli si desse amore…?

R: Se gli si desse amore...

 

La sala allora andò riempiendosi di luce. E i bambini non erano più moribondi.

Il terzo piano era come il primo, una grande sala con colonne rotonde, una sala intensamente illuminata. Dentro non c’era nessuno.

E l’angelo:

 

R: Ti ho mostrato tutto quello che ho potuto...

Allora io:

D: Ma tu sei l’angelo della morte?

R: Io sono anche l’angelo della vita. Morte e vita sono una stessa cosa.

Y.B. domanda all’angelo cosa deve fare per guarire:

R: Smettere di credere che la tua malattia è incurabile.

 

Quella che sembrava, e in parte fu, un’ascesa fallita, si convertì tuttavia in un messaggio estremamente profittevole nel processo della terapia.

Può anche capitare che la guida porti direttamente il paziente al tempio, senza fargli percorrere, direttamente o indirettamente, i sette livelli esistenti all’interno della piramide. Se questo succede, di solito la guida lascia il paziente alla porta del tempio. L’anateorologo deve sapere – e può anche avvertirne il paziente – che nel tempio ci sono dei personaggi estremamente saggi che l’accoglieranno e gli parleranno – di solito lo fanno con immagini profondamente simboliche – trasmettendogli un messaggio importante. Certo che questi personaggi sogliono mostrarsi sotto l’aspetto di quegli anziani mitici, con la lunga barba

appuntita, la cui sapienza è tanta che si comportano con una certa stravaganza infantile.

 

Gli stessi anziani portano infine il paziente a un luogo che metaforicamente è il centro della coscienza del paziente stesso. Il luogo da cui si può vivenciar il Tutto. Un luogo che nei templi antichi era simboleggiato dal sancta sanctorum e il cui simbolo nelle nostre chiese cattoliche

è il tabernacolo.

L’anateorologo dirà al paziente che non deve descrivergli questo luogo e gli consiglierà di non dire a nessuno com’è. È il suo posto, il posto da dove, successivamente, il paziente potrà entrare in contatto con la Trascendenza. Ciò che avviene in questo luogo il lettore lo saprà

solo se, in seguito a una terapia anateoretica, vi accederà.

Vi sono pazienti (anche se finora assai pochi) che non sono ascesi direttamente al tempio, ma hanno vissuto prima l’arricchente rito iniziatico di percorrere i livelli. Ma nessun paziente finora ha percorso i livelli per intero. Qualcuno al massimo ha raggiunto cinque livelli prima di levitare fino al tempio; nessuno tutti e sette. Finora non ho incontrato  un Orfeo, qualcuno che abbia armonizzato tutto il pentagramma terrestre

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GIUSEPPE MONTALDO

è ricercatore,
scrittore,
naturopata e ingegnere.
Si occupa principalmente di guarigione emotiva e spirituale.

Gli strumenti di cui si avvale sono:

Vive a Cagliari


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