Giuseppe Montaldo

Gaia la coscienza della terra



"E dopo ci potete accompagnare dalla persona che chiamate Gaia?" disse Trevize.
Bliss apparve divertita. "Non so se ci crederete, ma io sono Gaia."... 

"Sì, io. E la terra. E quegli alberi. E quel coniglio fra l’erba, laggiù. E l’uomo che si intravede fra gli alberi. L’intero pianeta e tutto quanto c’è sopra è Gaia. Siamo individui, siamo organismi separati, ma condividiamo tutti una coscienza globale. La materia inorganica è meno di tutti partecipe di questa coscienza e gli esseri umani ne sono partecipi più di tutti, ma ognuno contribuisce all’insieme." 

"Credo che intenda dire che Gaia è una specie di coscienza collettiva, Trevize." disse Pelorat. 

Trevize annuì. "L’avevo capito, in tal caso, Bliss, chi governa questo mondo?" 

"Si governa da solo" disse lei "Quei meli crescono in filari regolari di comune accordo. Si riproducono solo quel tanto che serve a riempire gli spazi vuoti lasciati dagli alberi che muoiono. Gli esseri umani raccolgono la quantità di mele di cui hanno bisogno, altri animali, compresi gli insetti, mangiano la loro, parte e soltanto quella. 

"Non mi dire che gli insetti sanno qual è la loro parte!" disse Trevize. 

"Sì, in un certo modo lo sanno. Piove quando è necessario, a volte ci sono periodi di piogge più intense e prolungate, a volte periodi di siccità. Entrambi si verificano quando è necessario. 

"Anche la pioggia sa cosa deve fare?" 

"Sì" disse Bliss, serenissima. "Non è forse vero che nel vostro corpo tutte le varie cellule sanno cosa devono fare? Sanno quando moltiplicarsi e quando smettere di moltiplicarsi, quando creare certe sostanze e quando no, e quando le creano sanno perfettamente in che quantità vanno create. Ciascuna cellula è, fino a un certo grado, una fabbrica chimica indipendente, ma tutte quante attingono ad un fondo comune di materie prime che vengono portate loro attraverso un sistema di trasporto comune, tutte quante versano i rifiuti in canali comuni, tutte quante danno un contributo alla coscienza collettiva globale." 

"Straordinario" disse Pelorat con entusiasmo. "State dicendo che il pianeta è un super organismo e che voi siete una cellula di questo super organismo?" 

"Era solo un’analogia. Siamo come cellule, ma non siamo veramente cellule, capite?" 

"In che senso non siete cellule?" disse Trevize. 

"Nel senso che esiste, come ho detto, una coscienza collettiva, ma ne esiste anche una individuale, la coscienza del singolo organismo, nel mio caso un essere umano... Questa coscienza è enormemente più avanzata di quella di una singola cellula. Il fatto che ciascuno di noi faccia parte di un’entità ancora più grande che si trova su un livello più alto non ci riduce al rango di cellule. Io rimango un essere umano, al di sopra di noi però c’è questa consapevolezza collettiva che supera di molto la mia comprensione, tanto quanto la mia consapevolezza individuale supera quella, che so, di una cellula muscolare del mio braccio." 

"Però qualcuno avrà pure ordinato di prendere il controllo della nostra nave." disse Trevize. 

"No, non qualcuno. L’ha ordinato Gaia. L’abbiamo ordinato noi." 

"Anche gli alberi e la terra, Bliss?" 

"Hanno contribuito in grado minimo, ma hanno contribuito. Sentite, quando un musicista compone una sinfonia voi gli chiedete quale cellula particolare del suo corpo abbia ordinato di comporre la sinfonia ed abbia sovrinteso alla sua creazione?" 

"A quanto ho capito," disse Pelorat "la mente collettiva, chiamiamola così, della coscienza collettiva è molto più forte di una mente individuale, proprio come un muscolo è molto più forte di una singola cellula muscolare. Di conseguenza Gaia ha potuto impadronirsi a distanza della nostra nave assumendo il controllo a distanza del computer, cosa che nessuna mente individuale del pianeta avrebbe mai potuto fare, vero?" 

"Avete compreso perfettamente, Pel." disse Bliss. 

[tratto da L`orlo della fondazione di Isaac Asimov]